Descrizione
Sul lato nord svetta il duecentesco campanile, rimaneggiato e 'riammodernato' secondo il gusto del tardo 1800 che, diffusamente nel trevigiano, sostituì il tetto a quattro falde con merlature a coda di rondine di dubbio gusto.
Interessante una pietra d'angolo alla base con strane e misteriose incisioni.
I caratteri, non decifrati, sembra appartengano all'alfabeto runico. Si tratta di una delle cosidette 'piere dei mat' (pietre dei matti) dalle quali deriva la leggenda, fin dall'epoca longobarda, che attribuisce la vena di pazzia degli abitanti di Farra di Soligo al contatto con una di queste strane pietre.
Dal 1422 la chiesa viene sottoposta alla chiesa di Santo Stefano Vecchio di Farra.
Nel 1573 si procedette ad un sostanziale restauro e rimaneggiamento e venne ampliata l'abside. Il lavoro venne eseguito da un certo 'Mastro Zuane da Cividal' come attesta una iscrizione sul portale d'ingresso.
Tranne per i ritocchi ottocenteschi al campanile, come già accennato, tutto è rimasto intatto e originale come cinque secoli fa. Non vi sono stradine che raggiungano la chiesetta, si deve passare attraverso erbosi filari di vigne e, certamente, l'affacciarsi sul piccolo slargo erboso del sagrato è emozionante.
A cura di una associazione di volontari abitanti in zona, la chiesetta viene saltuariamente aperta la domenica e viene effettuata la manutenzione. |